Ven. Mag 7th, 2021

Pinacoteca comunale intitolata a Raffaello? Meglio una sala. La commissione Servizi di Città di Castello a confronto sulla proposta di Tiferno Insieme

Pinacoteca comunale intitolata a Raffaello? Meglio una sala. La commissione Servizi di Città di Castello a confronto sulla proposta di Tiferno Insieme.Vittorio Vincenti, consigliere di Tiferno Insieme, presidente della commissione Servizi del comune di Città di Castello, ha introdotto il tema della seduta, dando la parola a Nicola Morini, capogruppo di Tiferno Insieme, che ha illustrato la proposta come “un modo per legare la nostra città ad un altro genio, dopo Burri, dell’arte. Il primato di aver dato i natali artistici di Raffaello dovrebbe essere rivendicato sia per noi che per i turisti. La Pinacoteca conserva solo un quadro e potrebbe essere fuorviante non trovare altre opere per il visitatore. Ma la scelta di Monterchi è stata quello di intitolare i musei ad una sola opera, la Madonna del Parto. Noi non dovremmo mostrare opere ma disvelare una storia, raccontare un percorso artistico di cui Raffaello è l’espressione più celebre. Si tratterebbe di ricalcare, stando anche al titolo della prossima mostra, la sua maniera e le influenze che ha determinato in cui lo ha seguito. Il visitatore potrebbe camminare sui suoi passi e fare della Pinacoteca un punto di partenza per visitatore i luoghi di Raffaello, in cui riprodurre le copie fedeli delle opere o rendere permanente le proiezioni. Il visitatore si aspetta di essere accompagnato in una storia non di assistere all’opera. L’intitolazione della Pinacoteca a Raffaello, nel Cinquecentenario, è un percorso da svolgere in questo senso, proposta per riappropriarsi di un tesoro che la città pensa di non possedere, valorizzare la sua maniera pittorica e tradizione e vocazione artistica che può essere il tratto distintivo della nostra città. Dar vita ad una degna celebrazione per una città che è tesa tra rinascimento e contemporaneità”.

Sara Borsi, studiosa di arte tifernate, è intervenuta dicendo che “l’obiettivo di cambiare nome per valorizzare Raffaello giovane a Città di Castello, che per la prima volta firmò da magister una pala. Ma cambiare nome risolverà il problema? Forse è il punto di arrivo. Serve una visione e un posto dove far atterrare la visione. Servono risorse e tempo. Serve anche una trasformazione del luogo. Quanto al nome: i musei intitolati ad altri grandi hanno una una panoramica di opere noi avremmo solo lo Stendardo, che è un’opera non certificata di Raffaello. Quindi dovremmo preparare la città con pannelli virtuali e prospetti che ricostruiscano un’atmosfera in cui trovino spazio anche altri pittori importanti che lavorarono con lui. Abbiamo anche di Luca Signorelli, che non è Raffaello ma lo abbiamo molto attestato. Infine la storia di Palazzo Vitelli alla Cannoniera che è molto antico e non è legato alla fonderia di cannoni ma da Palazzo del giardino, acquista una nuova denominazione. La Pinacoteca è quella che ci ha donato nel 1912 Elia Volpi. I tempi per me non sono maturi. Ci sono tante opere da valorizzare Pomarancio, Sguazzino. E’ importante rileggere quello che abbiamo e poi cambiare nome”.

Andrea Czortek, esperto di archivi e biblioteche, ha sottolineato: “i musei legati ad un nome sono o quasi monotematici o legati a lasciti degli autori. La storia di Città di Castello è ricca e non si esprime con un solo nome, per quanto di grande risonanza come Raffaello. Associare questo nome alla Pinacoteca può essere attrattivo ma è il rischio del negozio monomarca. Dobbiamo tenere insieme tante eccellenze, attestazioni e vocazioni artistiche che il territorio conserva dai secoli precedenti”.

Dino Marinelli, custode onorario della Pinacoteca e studioso di storia, leggende, dialetto, usi e costumi locale, ha detto che “da custode della Pinacoteca avevo Elia Volpi come direttore, non avendone mai avuto uno. Prima di parlare del nome del museo, sarebbe bene che uscisse il nome del nuovo direttore o direttrice, dato che è il secondo museo dell’Umbria. Il nome di Raffaello va scorolandosi; a lui è intitolata la piazza. Intitolare la Pinacoteca sarebbe un doppione, sa di provinciale. Rimettiamo la lapide e una direttrice. Elia Volpi fu uno dei più grandi antiquari del suo tempo, manteniamolo”.

Fazio Perla, rappresentante dell’Associazione storica dell’Alta Valle del Tevere, ha detto: “L’intitolazione va interpretata come omaggio a Raffaello o come elemento di promozione turistica o entrambe? In tutte le opere tifernati Città di Castello si portò dietro il panorama e l’ambiente di questa città. Fu influenzato da pittori conservati nella Pinacoteca, altri maestri superati come Il Perugino ed altri a cui è stato maestro come il Caravaggio. E’ riduttivo intitolarla a Raffaello perdendo il sostrato culturale di questo museo, che è più articolato. Se vogliamo investire su Raffaello investiamo su percorsi e promozione e non solo sul nome”.

Alvaro Tacchini, storico locale e presidente dell’Istituto V. Gabriotti, ha detto: “Alcune cose sono state dette, una guida sicura della Pinacoteca e un sistema-città pronta ad accogliere e sostenere il patrimonio artistico. Capisco l’esigenza di strutturare un percorso per valorizzare Raffaello ma vorrei difendere l’aspetto civico comunitario del museo di Città di Castello”.

Emanuela Arcaleni, consigliere di Castello Cambia, ha detto: “Abbiamo provato a superare un’empasse, che è stato rilevato anche da voi. C’è un gap tra Raffaello e la città, la sua arte e quanto è presente nell’immagine esterna della città. Lo avete chiamato un inizio: pensiamo qualche che dia respiro alla città. Mi sembra che la maggioranza non ha intenzione di cambiare il nome. In realtà abbiamo un problema che va affrontato per riportare Città di Castello ad un livello alto”.

Massimo Minciotti, consigliere del PD, ha detto: “La Pinacoteca ha già un nome, Palazzo Vitelli alla Cannoniera e un fondatore Elia Volpi, grazie al quale è il secondo museo dell’Umbria. Nessuna sede museale ha il nome dell’artista di cui ospita le opere e nel caso della Pinacoteca non ci sarebbe questa evenienza. Negli spunti siano aperti o all’intitolazione di un Sala o per rivedere la figura di Elia Volpi. Siamo contenti che alla fine sia prevalente la nostra posizione e siamo d’accordo sulle ipotesi per valorizzare Raffaello emerse dagli interventi”.

Il sindaco Luciano Bacchetta si è fatto portatore del messaggio dell’avvocato Fabio Nisi: “Come personale opinione, io credo che per la dedicazione sarebbe meglio Elia Volpi, che creò quello spazio e lo mise a disposizione di Città di Castello. Ha ringraziato Morini per le sue proposte, che sono una provocazione che dobbiamo accogliere. Ospiteremo una delle più grandi mostre che sia mai esistita di Raffaello. La faremo perché teniamo al legame di Raffaello con questa città. Mi piego alle opinioni di Nisi. Ritengo opportune le figure di direttori per Pinacoteca e Biblioteca ed anche un luogo intitolato a Raffaello, che potrebbe essere una soluzione appropriata. Dino Marinelli è stato il profeta della Pinacoteca: in coincidenza con la mostra di Raffaello gli riserveremo un pensiero pubblico ufficiale per l’amore che ha per questa città e per la Pinacoteca di cui è stato un sacerdoti laico”.
L’assessore alla Cultura Vincenzo Tofanelli ha parlato di un “confronto molto costruttivo”.

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