Sab. Gen 16th, 2021

Città di Castello: perché i rifiuti urbani costano di più. Il direttore dell’Auri in commissione

L’aumento del servizio rifiuti, compensato dal Comune di Città di Castello per l’anno 2020, è stato oggetto della Commissione Programmazione e Servizi, nella quale l’assessore alle Finanze Vincenzo Tofanelli ha detto: “Le tariffe della Tari vengono impostate dall’Arera e da Auri. Il nostro ambito ha avuto un aumento 3,2%, che abbiamo coperto con il bilancio comunale. Cercheremo di non aumentare la Tari anche nel 2021 e faccio appello affinchè Arera e Auri non introducano altri aumenti”.
Giuseppe Rossi, direttore dell’Auri, ha illustrato il processo di determinazione tariffaria la cui complessità aveva determinato l’esigenza di un approfondimento in Commissione: “Dagli anni Novanta con il decreto Ronchi, L’Italia applica una direttiva europea in base alla quale sulla Tari su paga per quanto si consuma e i rifiuti urbani diventano un servizio a rete, come l’acqua, l’energia elettrica, anche se non ha una rete. Allora Arera, che si occupa dei servizi a rete, inizia ad interessarsi alla materia, che le viene assegnata con un maxiemendamento. In Umbria solo a Bettona, Todi e Bastia c’è la tariffa puntuale. I comuni se ne sono accorti dopo che avevano perso questa competenza. Arera si occupa dei costi della tariffa attualmente non di chi li paga e si fa garante di come vengono costruiti i prezzi nella fase del carico dei costi, stabilendo i costi del gestore andando a vedere lo storico dell’anno non precedente ma ancora prima. Nel costo del servizio ci rientra anche l’ammortamento, che sono uguali per tutta Italia, costo differenziato e indifferenziato, costo trattamento etc… Il costo che risulta viene indicizzato all’Istat e così si ottiene il costo efficiente, in realtà effettivo, del servizio. Non è detto che siano i costi riconosciuti al gestore. Per esempio quello del Comune di Città di Castello, che viene considerato il gestore, è inferiore di circa 200mila euro. Ci sono anche altri parametri della tariffa che sono fissi. La remunerazione del gestiore è sul fattore di sharing: la vendita dei materiali della plastica, del ferro e altro. Più il gestore aumenta la differenziata più giadagna. E’ un incentivo. Può guadagnare anche dal capitale investito. Politicamente le valutazioni possono riguardare ad esempio il costo a a chilogrammo del servizio, 352 euro a tonnellata, inferiore al fabbisogno standard e che ha scattare un conguaglio. Per il gestore è di circa 1 milione. Questo meccanismo vorrebbe incentivare in qualche modo gestore a efficentare il sistema. I dati del 2020 mi serviranno per la tariffa del 2022 e per capire se c’è conguaglio. Come per il sistema idrico, anche se qui i meccanismi di compensazione sono più complessi. I costi più bassi del servizio in Umbria sono nel sub ambito 1 nel sub ambito tre, intorno a 250 euro a tonnellata, contro i 420-30 di Perugia. E’ dovuto al fatto che qui ci sono gli impianti con tariffe non molto esose e non parlo solo di Sogepu. Il costo del servizio in questa parte della Regione è uno dei più bassi, a Terni la raccolta differenziata ha performance molto elevate, come il sub ambito 2 su Perugia, e la tariffa si riduce. Il sub ambito è anche sub judice: stiamo attendendo una sentenza. Se dovesse essere riattivata la gara d’ambito e il prezzo di gara è più basso, può scendere sotto parametro fissato da Arera”. Vincenzo Bucci, capogruppo di Castello Cambia, ha detto “Le tariffe più basse dipendono da un determinato metodo di gestire gli impianti, le aziende dovrebbero essere propositive sull’abbassamento delle tariffe mentre noi registriamo un aumento dei costi del 3,2% in più e che è il presupposto per altri aumenti dato che siamo bassi. Questo significa limitare l’efficienza del servizio con regole centralizzate”. Mirco Pescari, capogruppo del PD, ha ribadito la difficoltà di un sistema di computo “esoterico” ed ha aggiunto “la ratio è rendere la costruzione della tariffa univoco in tutta Italia ma dobbiamo fare uno sforzo per rendere comprensibile a chi quell’aumento lo deve pagare. Io non ho capito cosa ho votato e non saprei cosa spiegare al cittadino che mi chiede spiegazioni. Se decidono i comuni è un senso, se decide Arera non ha senso far pronunciare i consigli comunali”. Anche Vittorio Vincenti, consigliere di Tiferno Insieme, ha ribadito i rilievi di Pescari e aggiunto: “Arera ed ambito devono anche suggerire come migliorare le prestazioni per efficentare il sistema e abbassare le tariffe”. Per Emanuela Arcaleni, consigliere di Castello Cambia, “Capisco l’esigenza della tariffa unica, ma la qualità del servizio dove si evidenzia. Il calcolo è solo economico. La differenziata che qui è bassa come possiamo accrescerla. Costi bassi significano maggiore efficentamento e maggiore qualità in teoria? Come consiglieri votiamo qualcosa di cui possiamo solo prendere atto ma quali sono le leve per abbassare le tariffe?Gli introiti dove figurano? E’ un altro passaggio importante”.
Nella replica Rossi ha detto: “I servizi a rete sono tendenzialmente monopolistici e per questo Arera introduce elementi di mercato. Tutela i consumatori. La decisione torna ai comuni per la matrice tributaria: Arera e Auri decidono il costo, il consiglio decide come farlo. Attualmente i costi del gestore sono superiori a quelli riconosciuti dal comune. Su questo Arera per ora non entra ma presto lo farà e verificherà se ci sono o no i conguagli. Le tariffe degli impianti sono le più basse e per questo tutti vogliono venire a Città di Castello. Sulla qualità, viene misurata quella del riciclo. I dati che ci ha fornito Arpa sono buoni, l’obiettivo del 50% sopra il 2025 è stato già superato. Non è raccolta differenziata. La cosa migliore sarebbe introdurre la tariffa puntuale, che è più equa e diminuisce automaticamente del 40% l’indifferenziato”. In chiusura Tofanelli ha detto: “Ci sarà un’altra commissione. Ringrazio il direttore di Auri perché in consiglio c’erano molte perplessità. L’aumento derivava da direttive Auri e per il 2020 l’abbiamo coperto con risorse proprie. Vediamo il prossimo anno come possiamo fare per non farlo ricadere sui nostri concittadini. Il costo del servizio per l’ambito 1 è basso. Perugia ha aumentato del 4.35, facendolo pagare ai cittadini”.

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