Ven. Gen 22nd, 2021

Il consiglio comunale di Città di Castello approva mozione per istituire albo delle erogazioni degli amministratori pubblici


Con gli otto voti favorevoli di Civici per Città di Castello, Marco Gasperi (Gruppo Misto), Castello Cambia, Fi, Fdi e Lega, i tre voti contrari del sindaco Luciano Bacchetta, di Luciano Domenichini e Gaetano Zucchini (Democratici per Città di Castello) e le 12 astensioni di Pd, Psi, La Sinistra, Vittorio Massetti (Democratici per Città di Castello) e Marcello Rigucci (Gruppo Misto), il consiglio comunale ha approvato la mozione per l’istituzione di un albo provvisorio delle erogazioni degli amministratori del Comune di Città di Castello. L’atto è stato presentato dal capogruppo dei Civici per Città di Castello Filippo Schiattelli, che ha accolto completamente nella parte del dispositivo la proposta del capogruppo del Gruppo Misto Marco Gasperi, ma non l’emendamento della maggioranza Pd-Psi di attivare una raccolta di fondi su base volontaria, con un obiettivo per la destinazione delle risorse da individuare in commissione Programmazione Economica. Al momento del voto sono usciti i consiglieri comunali di Tiferno Insieme che non hanno condiviso l’impostazione della discussione.
Dispositivo. Con la mozione approvata il consiglio comunale “istituisce l’Albo provvisorio delle erogazioni liberali degli amministratori del Comune di Città di Castello finalizzata ad una raccolta fondi sul conto corrente del Comune da destinare a spese di emergenza sociale”. L’atto stabilisce che “l’iscrizione a tale albo è libera e consentita fino al 31 dicembre 2020”, che “le quote di iscrizione all’Albo sono le seguenti: 100 euro per i consiglieri comunali, compreso il sindaco; 400 euro per il presidente del Consiglio e per gli assessori con indennità al 50 per cento; 600 euro per gli assessori ad indennità piena”. Il consiglio comunale dispone inoltre “la pubblicazione dell’Albo attraverso apposita conferenza stampa e l’immissione all’Albo Pretorio”. Partendo dai “tragici eventi cagionati dall’esecrabile virus Covid-19, che non ha risparmiato il nostro amato territorio con conseguenze che nessuno può quantificare in termini di salute, ma anche economici, sociali e temporali”, nelle premesse la mozione del consigliere Schiattelli afferma “l’esigenza di fare ancora di più come amministratori dopo la simbolica donazione già effettuata, a fronte delle ulteriori ristrettezze economiche e dei sacrifici che dovremo affrontare tutti insieme da cittadini, per essere utili al nostro Paese come esempio da seguire su scala nazionale”.
Dichiarazioni di voto. Il sindaco Luciano Bacchetta ha concluso il dibattito, dopo aver invitato il gruppo del Psi all’astensione, sostenendo: “il mio gruppo si astiene per non essere vittima di strumentalizzazioni, ma io non voterò questo documento, che non è assolutamente vincolante per nessuno, e farò una conferenza stampa, perché chi prende 150 mila euro deve dare più di chi ne prende 15 mila, bisogna fare i conti con il reddito che si ha e poi agire di conseguenza”. “Questa è una vicenda che riguarda le coscienze individuali, non maggioranze e minoranze, il mio voto assolutamente contrario è motivato dalla convinzione che le donazioni vadano agganciate al reddito individuale, ed è questa la proposta che ribadirò pubblicamente, ma anche dalla consapevolezza che la proposta che viene portata in votazione non è vincolante dal punto di vista giuridico, ma è solo una grande ipocrisia, mentre io credo sia più corretto e serio agire nel senso che ho indicato”. In precedenza il capogruppo di Tiferno Insieme Nicola Morini aveva preannunciato che insieme al compagno di scranno Vittorio Vincenti non avrebbe partecipato al voto. “Mi dispiace che si sia deciso di votare, credo che sulla carità non si possa votare, non mi piace”, aveva detto Morini, che aveva sottolineato: “avrei preferito metterci d’accordo in conferenza dei capigruppo per fare una donazione, come nella prima fase dell’emergenza, senza votare in consiglio e dare pubblicità a questo voto, una scelta che ha un sapore demagogico, toccando anche il tema dei costi della politica, che per me sono legittimi nello spirito dei padri costituenti”. “Non mi piace nemmeno stabilire un tariffario, sta a ogni politico contribuire secondo la propria sensibilità, la propria responsabilità e le proprie possibilità, guardando anche alle famiglie che possono essere in crisi in questo momento”, aveva aggiunto il capogruppo di Tiferno Insieme. Il capogruppo del Psi Vincenzo Morani aveva accolto l’invito del sindaco Bacchetta, sottolineando: “mi sembra più corretto attivare una simile iniziativa di solidarietà su base volontaria, come già fatto nella prima fase della pandemia, per cui noi confermiamo l’intenzione di raccogliere di nuovo la stessa somma del maggio scorso per destinarla ancora alle iniziative legate al Covid”. “Se sciupiamo questa occasione, alimentiamo ancora di più la sfiducia verso questa politica, cercando di mettere in imbarazzo il singolo consigliere”, aveva ammonito Morani, nel rammaricarsi che “la proposta avanzata con i nostri emendamenti non sia stata minimamente presa in considerazione”. Il capogruppo di Forza Italia Cesare Sassolini aveva sostenuto: “c’è un momento per ricevere e uno per dare, questo è un momento in cui il politico amministratore deve fare la sua parte con l’esempio, anche se economicamente parliamo di ben poco, ma rispecchia quello che siano pagati per il nostro impegno dai cittadini”. “E’ importante guardare a chi sta a fianco a noi e passa momenti difficili, con la speranza che questo esempio venga raccolto anche dai livelli istituzionali più alti”, aveva spiegato Sassolini, ribadendo: “i gesti personali sono sempre più importanti di quello che proponiamo simbolicamente in questa sede, ma si tratta di dimostrare a tutti che noi vogliamo fare la nostra parte e che nei momenti di difficoltà quello che i cittadini ci danno per rappresentarli viene restituito a chi è più a disagio”. “Starà poi alla coscienza di chi vive esclusivamente degli emolumenti della funzione pubblica che svolgiamo di agire secondo le proprie possibilità, ma si tratta di dare un esempio a tutti i cittadini”, aveva concluso il capogruppo di Forza Italia. Nel ringraziare il consigliere Schiattelli per aver accolto gli emendamenti proposti, il capogruppo del Gruppo Misto Marco Gasperi si era detto “desolato, perché non c’è alcuna intenzione di creare attriti e tensioni, ho solo ritenuto giusto stabilire una somma una tantum con la mia proposta”. “Prendo atto dell’astensione della maggioranza, la mia proposta non è stata capita e onestamente mi dispiace, ma sono contento che la mozione presentata dal consigliere Schiattelli venga posta in votazione e spero possa trovare accoglimento, visto che ci sono tantissime azioni, anche rivolte ai bambini, che credo potrebbero lasciare un segno importante”. Dal capogruppo di Fratelli d’Italia Andrea Lignani Marchesani era stato chiarito: “il mio spirito è quello che questa erogazione sia l’affermazione di una classe dirigente, poi ognuno darà quello che gli pare, come gli pare e quando gli pare”. “Nessuno è alla ricerca della vanagloria di essere ammirato per quello che dà, ma della dimostrazione che la nostra classe dirigente non si tira indietro e ha l’ambizione di essere di esempio per i livelli più alti”, aveva sottolineato Lignani, aggiungendo: “faccio salva la buona fede di tutti, vi prego di riflettere però sul fatto che le terze persone che ci ascoltano e che sono fuori dalle nostre logiche non capiscono quello che ci siamo detti stasera, mentre a me sta a cuore il primato della politica, come guida dirigente”. Il capogruppo del Pd Mirko Pescari aveva sottolineato “i profili di ambiguità di questa mozione”. “E’ difficile coniugare le volontà con quello che è stato scritto, dire che l’intento dell’atto non voleva essere di obbligatorietà e utilizzare termini come ‘bloccare’, qui non c’è buona fede, ma un tentativo maldestro di mettere in discussione la serietà di una classe dirigente con la strumentalità di un argomento delicatissimo”, aveva sostenuto Pescari, chiarendo: “non siamo disponibili a raccogliere provocazioni di questa natura e non daremo la soddisfazione di un voto contrario della maggioranza, perché noi non giochiamo e quindi ci asterremo”. “Come abbiamo fatto a maggio il gruppo di maggioranza domattina raccoglierà il proprio contributo di solidarietà e provvederà a fare la propria devoluzione”, aveva annunciato il capogruppo del Pd. Nel condividere le premesse della mozione del consigliere Schiattelli “che manifestano una sensibilità per fortuna trasversale in questo consiglio comunale”, il capogruppo dei Democratici per Città di Castello Gaetano Zucchini aveva contestato l’intento di “obbligare il consiglio comunale a prendere una decisione, ponendo un vincolo ai consiglieri”. “Comprendo le motivazioni del consigliere Gasperi, ma non ritengo che la sua sia la giusta mediazione”, aveva detto Zucchini, sottolineando: “il dibattito rispetta tutte le aspirazioni dei proponenti, ovvero la necessità di fare un gesto simbolico, ma non condivido il fatto di renderlo obbligatorio, perché credo sia importante affermare il rispetto della libertà individuale delle donazioni, che è giusto vadano a cadere in un fondo di solidarietà e sia promossa un’attività finalizzata”, aveva detto Zucchini, ribadendo di condividere i contenuti della proposta di emendamento presentata a inizio seduta dal consigliere Morani. Zucchini aveva pertanto preannunciato il voto contrario, lasciando libertà agli altri membri del gruppo. Il capogruppo di Castello Cambia Vincenzo Bucci aveva dichiarato: “nel maggio scorso tutti noi abbiamo destinato una somma modesta di cento euro a testa ed era apparso tutto legittimo, ma anche ora credo si possa ritenere legittima la proposta portata in votazione, perché è un gesto volontario oggi come allora”. “Non condivido la logica di eventuali differenziazioni per reddito, le volontà si esprimeranno nella disponibilità che daranno i consiglieri, con la riservatezza che anche nella precedente iniziativa era stata salvaguardata”, aveva evidenziato Bucci. Nell’aprire la fase delle dichiarazioni, ponendo la mozione in votazione, il consigliere Schiattelli aveva ribadito: “oggi dovremmo fare un gesto simbolico nell’immediato e concreto, senza andare contro nessuno”. “Non c’è alcun obbligo a livello regolamentare o formale, ma si deve decidere se fare un certo gesto o no”, aveva sostenuto, nell’accogliere la proposta del consigliere Marco Gasperi, “che – aveva detto – mi sembra di equilibrio e concretezza”.

Dibattito. Nel presentare la mozione, il capogruppo dei Civici per Città di Castello Filippo Schiattelli aveva riepilogato l’esigenza di dare un segnale come amministratori a fronte della pandemia che ha colpito il territorio, proponendo all’amministrazione comunale e al consiglio comunale “di impegnarsi a far sì che nel più breve tempo possibile siano, da qui a venire, per un congruo periodo da me individuato fino alla fine di dicembre 2020, bloccate le erogazioni di compensi, rimborsi ed emolumenti spettanti ai consiglieri comunali, assessori, presidente del consiglio e vice sindaco, nella misura almeno del 50 per cento del totale di attuale competenza”. Con la mozione Schiattelli chiedeva, pertanto, che le suddette somme venissero “accantonate con vincolo di destinazione, da definirsi in seguito alle valutazioni di apposita commissione Programmazione Economica, al fine di impiegarle in soluzioni concrete a diretto beneficio della nostra comunità cittadina”. Il capogruppo del Psi Vittorio Morani aveva espresso “perplessità per la mozione del consigliere Schiattelli, paventando il rischio di un’iniziativa solamente demagogica”. “Le criticità dovute alla pandemia ci sono e ci saranno, siamo tutti consapevoli che occorre fare molteplici sforzi, promuovendo la solidarietà della nostra comunità, prima di tutto sostenendo la sanità pubblica e le famiglie più svantaggiate, deboli e indifese”, aveva detto Morani, giudicando più opportuno ripetere l’iniziativa di beneficenza in cui il consiglio comunale si era riunito nella prima fase dell’emergenza. Morani aveva pertanto proposto di emendare la mozione invitando l’amministrazione comunale e il consiglio comunale a “promuovere una raccolta su base volontaria degli amministratori locali, individuando un obiettivo comune a cui rivolgere le risorse destinate, attraverso una valutazione da fare in commissione Programmazione Economica, e a far sì che di tale iniziativa siano messi a conoscenza anche amministratori di livelli istituzionali superiori, affinché possano aderire alla proposta in oggetto”. Il capogruppo di Fratelli d’Italia Andrea Lignani Marchesani aveva chiarito “la necessità di agire da classe dirigente, che deve dare l’esempio, al di là del valore della donazione”, giudicando “vergognoso e ignobile che i parlamentari, ma anche i consiglieri regionali, in questa fase di emergenza non si siano fatti carico di un sacrificio, senza contezza della situazione del Paese reale”. “E’ un’occasione per il nostro Comune di dare l’esempio, sarebbe una bella pagina che da poveri volontari della politica si facesse insieme un gesto doveroso nei confronti dei cittadini”, aveva sottolineato Lignani Marchesani, manifestando condivisione per la proposta di emendamento del consigliere Marco Gasperi. Nel ricordare “il piccolo contributo già dato come consiglieri comunali, che è stato finalizzato a sostenere gli interventi rivolti ai cittadini”, il capogruppo di Castello Cambia Vincenzo Bucci aveva rimarcato la necessità di una nuova donazione, magari indirizzandola alla Caritas e al sostegno delle persone in difficoltà. “Non è peregrino dare l’esempio, nemmeno individuare delle somme come propone l’emendamento di Gasperi”, aveva sostenuto Bucci. Il capogruppo dei Democratici per Città di Castello Gaetano Zucchini aveva condiviso “la necessità di tendere una mano a chi ha più bisogno nell’attuale momento di difficoltà”, senza però concordare sul dispositivo finale della mozione. “Questa amministrazione ha già fatto qualcosa in via volontaria, senza imposizioni, vorrei che la solidarietà venisse riportata alla dimensione di atto gratuito e liberale, facendoci carico come classe dirigente di un gesto di responsabilità, senza obblighi che non sono adatti alla carità, addirittura con un tabellario come propone Gasperi, ma anche senza pubblicità”, aveva spiegato Zucchini, condividendo la proposta del consigliere Morani. Nell’illustrare la proposta di emendamento alla mozione, il capogruppo del Gruppo Misto Marco Gasperi aveva sostenuto: “non facciamo un atto di carità, ma diamo un esempio, ci facciamo carico della situazione, con un una tantum”. “Anche in base ad alcuni pareri dell’Anci credo che il metodo proposto sia il più corretto”, aveva spiegato Gasperi, sottolineando: “non credo che si vada a incidere così profondamente nella condizione economica di assessori e consiglieri, ma facciamo un piccolo gesto, etico, tutti insieme, magari per comprare i regali di Natale ai bambini che non potranno riceverli”, aveva dichiarato Gasperi. Il capogruppo di Forza Italia Cesare Sassolini aveva condiviso impostazione della mozione e degli emendamenti del consigliere Gasperi. “I nostri emolumenti vengono dai cittadini, che fanno sacrifici anche in un simile momento di difficoltà, a partire dalle partite Iva, quindi ritengo doveroso tagliare quello che prendiamo grazie a chi produce e chi fa, essendo volontari della politica che fanno un servizio alla comunità”, aveva dichiarato Sassolini. Il capogruppo del Pd Mirko Pescari aveva giudicato la mozione del consigliere Schiattelli come “retorica e confusionaria”. “Stiamo parlando di un contributo della classe dirigente cittadina alla lotta contro il Covid oppure dell’inutile spesa della funzione politica?”, aveva domandato il rappresentante della maggioranza, giudicando inopportuno “quantificare un gesto di solidarietà”. “Sono convinto che sia necessario fare solidarietà, ora come a maggio, da non agganciare, però, al gettone di circa 36 euro lordi o agli emolumenti di sindaco e assessore che sono proporzionali, perché sennò è retorica”, aveva detto Pescari, invitando il consigliere Schiattelli a “recepire l’istanza della maggioranza di un gesto individuale svincolato della remunerazione della funzione istituzionale, individuando insieme a chi destinare le risorse”. “Se alla votazione di stasera su questa mozione non seguono atti coincidenti, individuali, dei consiglieri, la votazione favorevole non ha alcun effetto”, aveva ammonito Pescari. Il capogruppo de La Sinistra Giovanni Procelli aveva invitato a riflettere su una dichiarazione di Salvini e Meloni: “hanno detto che obbligare a una donazione chi ha più di 50 milioni significherebbe danneggiare la classe media”. Dal capogruppo della Lega Giorgio Baglioni era arrivata la condivisione della necessità di “fare la nostra parte come classe dirigente”. “Sono atti di generosità e altruismo che non vanno sbandierati ed è importante individuare insieme la destinazione delle risorse raccolte”, aveva sostenuto. Il sindaco Luciano Bacchetta aveva dichiarato: “dal punto di vista giuridico, non c’è alcun obbligo, chi non volesse partecipare a un atto di donazione, non ha alcun vincolo”. “Bisogna essere pratici, realisti e non demagogici, le scelte in questo ambito sono individuali, non possono essere collettive, io comunque farò la mia parte come già fatto con una donazione a titolo personale”, aveva evidenziato Bacchetta, ravvisando l’esigenza di individuare la finalità della donazione. “Una donazione volontaria non può essere agganciata agli emolumenti istituzionali, non credo infatti giusto che chi ha un reddito di 150 mila euro doni come chi ha 15 mila euro, così sarebbe una ipocrisia”, ha ammonito il sindaco, nel condividere la proposta del consigliere Morani. Il consigliere di Tiferno Insieme Vittorio Vincenti aveva condiviso l’impostazione data dal sindaco, sottolineando che “volontariato e solidarietà non vanno d’accordo con la pubblicità”. “Non mi ritrovo in una imposizione della beneficenza”, aveva dichiarato Vincenti, dichiarando il proprio disagio di fronte a una discussione simile. Dal consigliere del Gruppo Misto Marcello Rigucci era venuta altrettanta difficoltà. “Ho sempre dato tutti gli emolumenti del mio ruolo istituzionale, oltre ad altre risorse, alla beneficenza”, aveva dichiarato Rigucci, esprimendo disagio per la questione posta. “Sarebbe stato meglio pensare in primavera a fare un fondo per sostenere i buoni per le famiglie allora”, aveva detto. La presidente del consiglio comunale Francesca Mencagli aveva ricordato: “in occasione della precedente donazione fatta come amministratori il contributo volontario era stato messo a disposizione del Comune, nella piena libertà di ognuno”. “Da imprenditrice sono abituata a fare rinunce e certamente non avrei problemi a rinunciare ai miei emolumenti, ma non siamo qua unicamente per prendere compensi e non va data questa idea al tempo, la cosa più preziosa, che dedichiamo al nostro ruolo”, aveva sostenuto Mencagli.
CDCNOT/20/12/08/COMINLINEA/385/MB

Commenti
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: