Gio. Mar 4th, 2021

Castello cambia: “scuola, servono altre misure, o si rischia la chiusura. Test rapidi gratuiti, mascherine in aula e misurazione temperatura in ingresso.

“Usiamo questo mese per raddoppiare i trasporti: i ragazzi delle superiori devono poter tornare in aula. Le scelte della Regione Umbria e le (non) scelte del Governo sulla scuola, lasciano sbigottiti e preoccupati. La nuova strategia di testing, decisa dalla giunta Tesei, prevede la diagnosi solo dei sintomatici, per porli in isolamento insieme ai contatti stretti (familiari), ma senza sottoporre questi ultimi a tampone se asintomatici: il che significa che queste persone non possono sapere di essere positivi e/o contagiosi. Così, se sono adulti che lavorano, non possono avvisare i loro contatti per sottoporli a screening; se si tratta di bambini e ragazzi in età scolare non possono avvertire la scuola, impedendole di prendere le necessarie precauzioni nei confronti di compagni e insegnanti.


In aggiunta il Governo chiude (in pratica) gli istituti superiori, senza rivedere nulla per gli altri ordini di scuola: ci si sta dimenticando che milioni di studenti dai 3 ai 13 anni ogni giorno stanno, dai 20 ai 29 alunni per classe, 5-6 ore senza mascherina se seduti al banco. Come si pensa di tutelarli, se anche la fase di tracciamento sta fallendo e se vengono fatti tamponi solo ai sintomatici? E’ evidente che nell’affollamento delle classi, ma soprattutto in quello dei trasporti gli asintomatici positivi senza saperlo rischiano di diventare veicolo di un contagio esponenziale.
Oggi anche altre regioni stanno chiedendo al Governo di seguire il “modello Umbria”, che il virologo Crisanti ha definito “irresponsabile” perché “escludere gli asintomatici dal tracciamento è una catastrofe annunciata. La vera lotta contro il virus – dice – è una lotta contro chi lo trasmette. Dopo decine di pubblicazioni sulle riviste scientifiche internazionali, rimango stupito quando ancora qualcuno ha il coraggio di sostenere che gli asintomatici non siano un problema”.
Giustificare, come fa il Commissario umbro Onnis, che “gli sforzi sono commisurati alle forze in campo”, cioè la sanità umbra non ha abbastanza personale e soldi per fare quello che serve, significa esporre a maggiori rischi gli alunni (e loro famiglie) e i docenti, che, lo ricordiamo, sono lavoratori e come tali hanno anch’essi diritto alla tutela sul luogo di lavoro.
Per questo chiediamo che le autorità competenti si assumano la responsabilità di scelte anche forti, dopo aver dimostrato di aver perso molti mesi: innanzitutto serve che la Regione Umbria, se non è in grado di predisporre test sierologici per la popolazione scolastica, disponga la distribuzione di test rapidi salivari gratuiti per alunni e genitori, come fatto in altre Regioni, anche attraverso le farmacie. Un altro valido aiuto potrebbe essere imporre l’uso della mascherina in classe, sempre, e obbligare la misurazione della temperatura in ingresso. E riguardo le scuole superiori, la scelta di costringere i ragazzi di nuovo alla didattica a distanza, integrata da un 25%in presenza, non può essere considerata scelta definitiva per le gravi ripercussioni che avrà sulla loro preparazione e formazione: chiediamo che si utilizzi questo mese di stop forzato, e i milioni stanziati, per implementare adeguatamente i trasporti magari utilizzando i bus turistici fermi e gli autisti disoccupati.
Erano e sono misure di buon senso, che noi proponiamo da mesi (maggio, per l’esattezza), prendendoci accuse e critiche pesanti da parte di chi considerava eccessive queste richieste: oggi purtroppo più che eccessive rischiano di essere colpevolmente tardive.

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