Gio. Gen 28th, 2021

Democatici per Cambiare: “paradossi, giochi e futili motivi della politica locale a Sansepolcro”

“Aspettando Godot”, scritto da Samuel Beckett negli anni 40, è un dramma associato al cosiddetto teatro dell’assurdo e costruito intorno alla condizione dell’attesa. L’opera è comparabile a quanto successo nella politica di Sansepolcro in queste passate settimane.
Un assessore e vicesindaco, Luca Galli, ha dovuto lasciare il suo incarico per improrogabili impegni di lavoro con un positivo cambiamento di prospettiva. Il suo posto è stato ricoperto da un consigliere di maggioranza facente parte dello stesso gruppo di provenienza dell’assessore, Francesco Del Siena, e, per scivolamento, il posto di consigliere di maggioranza rimasto vacante è stato a sua volta ricoperto da un consigliere donna, Simona Bartolo,facente parte della lista dello stesso gruppo di maggioranza: i Democratici per Cambiare (DpC). E fin qui tutto normale.

Se non fosse per il fatto che il colpo di scena, teatrale, facesse capolino dietro l’angolo.

Infatti, il consigliere donna subentrato, come anticipato a mezzo comunicazione scritta (protocollata) e come notificato successivamente in aula consiliare, ha lasciato il gruppo con il quale si era presentata alle elezioni, i DpC, e si è trasferita nel Gruppo Misto: quindi tecnicamente ha abbandonato la maggioranza, perché il Gruppo Misto non faceva parte della coalizione che aveva sostenuto il sindaco Cornioli alle ultime elezioni amministrative.
Questo nonostante le dichiarazioni del neoconsigliere per il quale “La scelta di aderire al Gruppo misto e le ragioni che mi hanno portato a farlo non implicano il non far parte della maggioranza”.
Anche in questo caso niente di strano. La scelta del consigliere donna, Simona Bartolo, certo da non sottovalutare, ma che intacca solo marginalmente i rapporti di forza tra maggioranza e opposizione, è legittima e prevista dalla nostra Costituzione che pone, in modo categorico, il divieto al vincolo di mandato.

La stessa motiva la sua decisione affermando di “essere partita con un grande entusiasmo nel gruppo dei DpC “…… “entusiasmo che poi si è spento perché ho iniziato a vedere delle dinamiche che non mi sono piaciute e sono uscita, anche in maniera molto brusca”.
La Bartolo continua asserendo che le dinamiche in questione fanno riferimento: “a qualche giorno dopo le elezioni, nel momento in cui ho visto che nei DpC erano passati solo uomini”. E sottolinea: “non c’entra il femminismo e non mi ritengo femminista, ma le donne sono state messe in disparte e a quel tipo di giochino lì non ci sono stata”.
Quindi il motivo di tale cambiamento per il neo consigliere consiste nel “giochino” che nei DpC sono stati eletti solo uomini, anteponendo il fenotipo sessuale ad altre e più attente riflessioni.
Vorremmo comunque farle presente, che dopo la sua decisione di aderire al gruppo misto, la questione della rappresentanza femminile del gruppo Dpc non è più di sua competenza, ma del nostro Gruppo che settimanalmente lavora per il bene comune della città.
È doveroso infine ricordare come Bartolo, dopo aver contribuito alla vittoria elettorale del 2016, mai ha partecipato alle riunioni del gruppo, che subito abbandó in polemica con il sindaco e l’amministrazione tutta per alcune scelte non condivise.
Successivamente al suo intervento è iniziato un dibattito consiliare davvero stucchevole e surreale!
Tranne che per l’intervento del consigliere Meri Torelli, del gruppo di maggioranza del Nostro Borgo, la quale ha ravvisato preoccupazione asserendo che “non è da sottovalutare che un gruppo perda un consigliere: questo ha un significato politico non di poco conto, che lascia pur sempre un po’ di preoccupante incertezza” e ammettendo che “non sarebbe credibile nascondersi dietro un dito affermando che non ci siano mai stati contrasti o divergenze in maggioranza”.
I contrasti e le divergenze rappresentano il sale della politica, e testimoniano le diverse sensibilità individuali e di gruppo. Parlare in modo semplice, comprensibile a tutti, essere efficaci, è una prerogativa di chi ha fatto un percorso serio e approfondito nella propria comunicazione. Ma la chiarezza non è inerente solo al contenuto del nostro parlare ma anche al modo e al contesto in cui lo diciamo.

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