Gio. Ott 22nd, 2020

Primavera 2021: sei opere di Raffaello esposte a Città di Castello nella mostra del Cinquecentenario

Sei le opere di Raffaello che saranno esposte nella mostra Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo, in programma, a primavera 2021 (27 marzo-30 maggio 2021) a Città di Castello (PG) dove l’artista dipinse lo Sposalizio della Vergine e dove ha lasciato lo Stendardo processionale della Santissima Trinità. Sarà ricomposta la Pala di San Nicola, prima opera firmata da Raffaello. Novità assoluta, dalla mostra in poi il gonfalone di Raffaello e il Martirio di San Sebastiano saranno “vis-à-vis” nella stessa sala.


Primavera 2021: dopo Urbino e le scuderie del Quirinale, Città di Castello ufficializza la data della mostra Raffaello giovane a Città di Castello e il suo sguardo, unica in Umbria ad essere finanziata dal Comitato nazionale per il Cinquecentenario, a cura di Marica Mercalli, Direttore generale per la Sicurezza del Patrimonio Culturale del MiBACT, e Laura Teza, professore associato di Storia dell’Arte Moderna dell’Università degli Studi di Perugia.
La mostra ricostruisce il periodo tifernate di Raffaello, quando tra 1500 e 1504, ad appena venti anni, ricevette a Città di Castello importanti commissioni che gli aprirono le porte delle corti rinascimentali e della curia romana. Qui dipinse giovanissimo lo Sposalizio della Vergine e la Crocifissione Mond.


A Città di Castello, Raffaello divenne Raffaello, distaccandosi sempre più dal modello del Perugino. Saranno sei le opere di Raffaello esposte nella mostra tifernate. Oltre allo Stendardo conservato nella Pinacoteca comunale, nella mostra di Città di Castello sarà possibile vedere la primissima opera di Raffaello giovane, La Pala di San Nicola da Tolentino, presente fino al terremoto del 1789 nella chiesa tifernate di Sant’Agostino: l’Eterno e la Vergine del Museo Nazionale di Capodimonte e l’Angelo della Pinacoteca di Brescia, il disegno dell’Ashmolean Museum di Oxford con uno studio delle teste delle fanciulle presenti nel corteo dello Sposalizio e il disegno relativo all’Eterno per il gonfalone della SS.Trinità.


Inoltre per la prima volta Raffaello e Signorelli “vis a vis”, nella stessa sala saranno esposto il Gonfalone di Raffaello e il Martirio di San Sebastiano di Signorelli. L’annuncio è stato dato dal sindaco di Città di Castello Luciano Bacchetta, unitamente all’assessore alla Cultura Vincenzo Tofanelli durante una conferenza stampa in cui ha ricordato che “Sarebbe stata in corso in questi giorni se l’Emergenza Covid non ci avesse costretto a rimandare questa importantissima mostra che ci regalerà un punto di osservazione inedito su Raffaello, raccontando come da apprendista sia diventato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Molti dei luoghi in cui Raffaello ha vissuto questo snodo fondamentale della sua vita sono rimasti quasi inalterati da allora e in questa prospettiva anche la città sarà protagonista e la Pinacoteca con il nuovo percorso e il nuovo ingresso sulla facciata del Vasari. Voglio ringraziare le curatrici, Marica Mercalli e Laura Teza, per avere conferito alla mostra il grande valore della progettazione, riconosciuto anche Comitato nazionale, che ha deciso di sostenerla e di inserirla nel Calendario ufficiale degli eventi.

Scommettiamo sulla primavera 2021: siamo l’unica città dell’Umbria medievale in cui il Rinascimento convive con la Contemporaneità dei tre musei di Alberto Burri e il Cinquecentenario è l’occasione per porre in evidenza questa straordinaria caratteristica attraverso le opere che Raffaello ci ha lasciato”. La mostra può contare su un comitato scientifico di caratura internazionale: oltre alle curatrici della mostra, risulta composto da Maria Brucato, Filippo Camerota, Francesco Paolo Di Teodoro, Sybille Ebert-Schifferer, Sylvia Ferino-Pagden, Rudolf Hiller von Gaertringen. Come spiega una delle due curatrici Laura Teza, docente di Storia dell’arte moderna dell’Università di Perugia : “La mostra vuole documentare la ricca cultura iniziale del giovane Raffaello, formatosi grazie all’importante magistero del padre Giovanni Santi a Urbino e la frequentazione della bottega di Perugino, tappa fondamentale del suo apprendistato giovanile.

Questa fase verrà documentata da opere di Giovanni Santi e del Perugino, provenienti da Urbino e da Perugia. Saranno presenti alcuni pezzi fondamentali dei dipinti eseguiti da Raffaello a Città di Castello: il gonfalone della Trinità, unica opera ancora in loco e custodita in Pinacoteca, sarà sottoposto ad una revisione estetica condotta sotto la supervisione dell’Istituto Centrale per il restauro di Roma, che i visitatori della mostra potranno seguire in diretta”. “La mostra intende focalizzarsi in particolare sulla prima opera d’esordio che Raffaello, appena diciassettenne compì come magister autonomo e cioè la grandissima pala lignea di San Nicola da Tolentino, presente fino al 1789 nella chiesa tifernate di Sant’Agostino” spiega la Teza “Ma oltre questo evento, la ricomposizione dopo trecento anni della prima opera firmata da Raffaello, la mostra avrà un risvolto scientifico con novità a cui sta lavorando il Comitato, e infine sarà il banco di prova del rinnovato percorso museale della Pinacoteca, a partire dall’ingresso, con il quale abbiamo voluto valorizzare la seconda galleria dell’Umbria”.


“Saranno presenti almeno tre dei frammenti finora rintracciati sulla scena internazionale” aggiunge Laura Teza, entrando nel dettaglio delle opere in mostra a Città di Castello. “Sono stati concessi in prestito i due dipinti con l’Eterno e la Vergine del Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e lo straordinario Angelo della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Siamo in trattativa con il Museo del Louvre per ottenere l’ultimo frammento noto, l’altra testa di Angelo e il disegno relativo alla testa di Satana che era posto sotto i piedi del San Nicola stante. Questi frammenti si sono potuti ricomporre in un insieme compositivo coerente grazie alla presenza dell’unica copia esistente, seppure parziale, dell’Incoronazione, quella di Ermenegildo Costantini, presente nella Pinacoteca Comunale di Città di Castello.

L’ imponente struttura compositiva dell’opera originale, alta quasi quattro metri, verrà ricreata con una ricostruzione digitale uno a uno, che ne riproponga l’imponenza e la complessità spaziale, finalmente studiata da specialisti di rinomanza internazionale nel campo della storia dell’architettura e della prospettiva come Francesco Paolo di Teodoro, professore ordinario di Storia dell’architettura del Politecnico di Torino e come Filippo Camerota, vice-direttore del Museo Galileo di Firenze. Lo sguardo del giovane Raffaello che vagabondava per le strade di Città di Castello, si è posato sulle opere che il pittore Luca Signorelli vi aveva lasciato: osserva attentamente il Martirio di San Sebastiano, già presente nella chiesa di San Domenico e ora conservato in Pinacoteca, recentemente sottoposto ad uno straordinario restauro che ne ha esaltato l’antica cromia. Raffaello schizza come un appunto le movenze dell’arciere visto di spalle in un bel disegno ora a Oxford che contiene anche il suo studio per il Padre Eterno presente nel gonfalone della SS. Trinità della Pinacoteca.

Il gonfalone di Raffaello e il Martirio di san Sebastiano si fronteggeranno vis-à-vis, grazie anche alla nuova e più pertinente collocazione prevista per la tavola lignea di Signorelli che verrà spostata al primo piano. Dopo la terza opera tifernate di Raffaello, la Crocefissione Gavari-Mond, ora alla National Gallery di Londra di cui rimane testimonianza nella bella copia dei primi dell’Ottocento presente in Pinacoteca, si passerà all’ultima sezione della mostra dedicata allo Sposalizio della Vergine, ora nella Pinacoteca di Brera a Milano e presente fino al 1798 nella cappella Albizzini dedicata a San Giuseppe nella chiesa di San Francesco a Città di Castello. Avremo in mostra il bellissimo disegno dell’Ashmolean Museum di Oxford con uno studio, sia sul fronte che sul retro, delle teste di tre fanciulle presenti nel corteo dello Sposalizio. Intorno a questo studio faranno corona le varie copie dello dipinto presenti in Italia e nel territorio, così come alcune belle incisioni che testimoniano la grande notorietà che questo quadro ebbe dopo la sua entrata nel Museo di Brera, avvenuto nel 1805”.

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