Lun. Set 28th, 2020

In Pinacoteca come in un castello incantato ad attendere il fantasma della Sora Laura, boom di presenze per una notte di ferragosto unica nel suo genere


Fantasma a palazzo: boom di turisti e visitatori. Notte di ferragosto unica, suggestiva e ricca di fascino ed emozioni quella che in maniera alternativa al di fuori dai soliti riti e consuetudini della festa di mezza estate, hanno vissuto i numerosi turisti (da tutta Italia Firenze, Roma, Lecce e dalla Francia, Parigi) e visitatori accorsi ieri sera alla Pinacoteca comunale per ammirare le bellezze artistiche custodite all’interno del palazzo ma soprattutto per attendere l’arrivo della Sora Laura, la bellissima donna amata da Alessandro Vitelli, capitano di ventura della casata legata alla storia rinascimentale della città, che secondo la leggenda torna a manifestarsi nelle sale del museo nelle notti di plenilunio in cerca delle anime dei giovani attirati con un fazzoletto gettato dalla finestra e poi uccisi. Divisi in tre gruppi i fortunati visitatori (nel rispetto delle rigorose norme anti-COVID) hanno partecipato ad una serata magica fra arte e mistero diventando parte integrante del “copione” messo a punto dalle operatrici e guide della Cooperativa “Il Poliedro”. Dopo aver visitato le sale del palazzo Vitelli alla Cannoniera tutti con in naso all’insù ad ammirare le volte affrescate e con gli occhi puntati sulle opere più rappresentative di Raffaello e Signorelli poco prima della mezzanotte la Sora Laura avvolta in un vestito lungo bianco è spuntata quasi d’incanto dal giardino rinascimentale del palazzo reso ancora più magico e suggestivo dal gioco di luci che hanno ulteriormente impreziosito la facciata eseguita da Cristofano Gherardi, detto il Doceno, su disegno del Vasari. In tanti non hanno resistito alla tentazione di immortalare, è proprio il caso di dire, quel momento misterioso che stavano vivendo avvolti da una cornice unica resa ancora più particolare dal cielo stellato e dal silenzio del luogo. Il mito del fantasma intrappolato a Palazzo Vitelli alla Cannoniera in cerca di redenzione per le proprie crudeltà, sinonimo di amore ma anche di morte, è dunque tornato a rivivere ancora nelle visite di notte del ciclo di appuntamenti “Pinacoteca al chiaro di luna”, organizzate da Poliedro Cultura in collaborazione con il Comune. “E’ anche grazie a una leggenda come quella della Sora Laura, oltre che per opere d’arte di straordinario valore che siamo onorati di ospitare in città, che la Pinacoteca comunale merita di essere riscoperta dai tifernati e visitata dai turisti anche in questa inedita fase di emergenza da Covid-19, nella quale i percorsi studiati all’interno del palazzo nel rispetto delle disposizioni finalizzate alla tutela della salute pubblica offrono l’opportunità non comune nel panorama nazionale di ammirare tutte le sale a disposizione nel museo”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura Vincenzo Tofanelli, che ha vissuto emozioni e sensazioni uniche in mezzo ai numerosi turisti nel sottolineare “la possibilità di usufruire di opportunità promozionali come quelle del ciclo ‘Pinacoteca al chiaro di luna’, che anche dopo l’estate continuerà a offrire un biglietto di ingresso ridotto a 4 euro e l’opportunità a titolo completamente gratuito di essere accompagnati da una guida”. Secondo la leggenda risalente alla metà del 1500, Laura, giovane e di umili origini, ma bellissima e affascinante, fu portata a vivere nella dimora oggi sede della Pinacoteca comunale da Alessandro Vitelli, a dispetto della moglie Angela Paola dei Rossi di San Secondo Parmense che poi abbandonò il palazzo. Dedita al ricamo di fazzoletti nei lunghi periodi di assenza di Alessandro per le battaglie nelle quali la casata era coinvolta, Laura prese l’abitudine di affacciarsi alla finestra, sopra la volta che sovrasta la strada, e di lasciar cadere un fazzoletto al passaggio di un bel giovane, come scusa per farlo entrare nel palazzo. Dopo aver approfittato delle grazie del malcapitato, che subito accorreva al suo invito, lo pregava di uscire da una porta segreta dello studiolo di Alessandro Vitelli, decorata come le pareti affrescate da Cola dell’Amatrice, dietro la quale si nascondeva un trabocchetto mortale che serviva a nascondere per sempre il tradimento consumato. La leggenda per lungo tempo portò i giovani della città a non passare nelle notti di luna piena sotto la volta di Palazzo Vitelli alla Cannoniera, per paura di scorgere lo spirito inquieto della Sora Laura. Ancora oggi questa storia è uno dei motivi di interesse che attirano i turisti in città, insieme alle magnifiche opere custodite nel museo, che nel cinquecentenario della morte di Raffaello Sanzio sarà una delle collezioni più importanti da visitare con il lo Stendardo della Santissima Trinità e la grande mostra che sarà allestita nel marzo del 2021. Per i tanti visitatori in questi giorni a Città di Castello la Pinacoteca comunale è l’ideale ponte verso la scoperta delle testimonianze architettoniche e artistiche del centro storico, a cominciare dalla rarità del campanile cilindrico, ma anche delle tradizioni della comunità tifernate, tra le quali la cucina a base di tartufo è una irresistibile seduzione. Venerdi 21 Agosto si replica. Per prenotare le visite guidate, è possibile contattare Poliedro Cultura ai numeri telefonici 075.8554202 e 075.8520656 oppure all’indirizzo di posta elettronica cultura@ilpoliedro.org. CDCNOT/20/08/15/COMINLINEA/323/GGAL

LA SCHEDA La Pinacoteca Comunale trovò sistemazione nell’attuale sede quando nel 1912 Elia Volpi, pittore, restauratore ed antiquario tifernate di fama internazionale, donò al Municipio il cinquecentesco Palazzo Vitelli alla Cannoniera. Costruito in tempi diversi, l’edificio assunse il definitivo aspetto nella prima metà del cinquecento e fu così denominato per la vicinanza di una fonderia o deposito di cannoni. Il Palazzo, nobile esempio di dimora rinascimentale, venne edificato in occasione delle nozze di Alessandro Vitelli e Angela Paola dei Rossi di San Secondo Parmense. Riccamente affrescato, è caratterizzato dalla decorazione a graffito della facciata che guarda il giardino eseguita da Cristofano Gherardi, detto il Doceno, su disegno del Vasari. Vasi, mascheroni, motivi vegetali, putti, cornucopie, uccelli affiancano stemmi e simboli della nobile famiglia Tifernate. Lo scalone che dà accesso al piano nobile è splendidamente affrescato con una complessa decorazione a carattere celebrativo e simbolico: Sibille e Profeti, Apollo e le Muse, Sapienti e Imperatori dell’antichità che sono attribuiti a Cola dell’Amatrice e al Gherardi. La collezione d’opere qui conservata è, per importanza, seconda in Umbria soltanto alla Galleria Nazionale di Perugia. La grande pala con la “Madonna in trono” col Bambino e sei angeli del Maestro di Città di Castello, fedele seguace di Duccio di Boninsegna, è il dipinto più antico qui conservato. Seguono le opere di Spinello Aretino, di Giorgio di Andrea di Bartolo, di Antonio Alberti da Ferrara, di Neri di Bicci e di Antonio Vivarini. Unico esemplare di oreficeria è il “Reliquiario del braccio di Sant’Andrea”, datato 1420, attribuito allo scultore fiorentino Lorenzo Ghiberti. Di Luca Signorelli, attivo a Città di Castello tra il 1474 ed i primi del ‘500, la Pinacoteca conserva importanti opere: la più antica è il frammento di un affresco raffigurante San Paolo dipinto sulla parete esterna della Torre
Civica; del 1498 è la tavola raffigurante il “Martirio di San Sebastiano” proveniente dalla chiesa di San Domenico. L’attività documentata di Raffaello a Città di Castello è compresa tra il 1499 e il 1504, quando dipinse lo “Sposalizio della Vergine” per la Cappella Albizzini nella chiesa di San Francesco, oggi conservato nella Galleria di Brera, a Milano. In Pinacoteca, di Raffaello giovane, si conserva lo Stendardo della S.S. Trinità (1500 c.), ex voto per la peste. Dell’ampia produzione dei Della Robbia sono presenti numerose terracotte attribuite ad Andrea e Giovanni. Nella sezione moderna della Pinacoteca, al piano terra, sono collocate: la Gipsoteca di Elmo Palazzi donata dagli eredi dell’artista, composta da calchi e prototipi in gesso che testimoniano l’attività artistica del Palazzi tra l’ottocento e il novecento; la donazione Bruno Bartoccini, scultore della prima metà del novecento, composta da un notevole numero di bronzi databili tra il 1962 e il 1983 e la Collezione Ruggeri caratterizzata da una ventina di dipinti di artisti che hanno segnato il Novecento.

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