Ven. Dic 4th, 2020

Turismo, la debacle causata dal coronavirus provoca danni incalcolabili. La presidente di Confartigianato Turismo chiede regole certe e misure protettive per il dopo emergenza

“Danni incalcolabili”: si riassume in due parole il bilancio del coronavirus, che colpisce in maniera drammatica il bene primario della salute, ma si ritorce anche sull’economia con un impatto mai visto e con conseguenze ancora non quantificabili.

Fra i settori maggiormente colpiti quello del turismo, uno dei motori principali dell’Italia, in particolare della Toscana, che negli ultimi anni aveva visto fiorire in modo promettente anche l’attrattività di Arezzo e provincia.

Secondo un report di Confartigianato 2019 con dati 2018 i numeri del turismo ad Arezzo e provincia avevano già raggiunto 1 milione e 541 mila presenze (556 mila 990 gli arrivi) con un incremento dell’11,4% sull’anno precedente. Allargando lo sguardo alla Toscana i numeri davano 47 milioni 618 mila presenze, in un contesto, quello dell’Italia, che negli ultimi dieci anni era stata saldamente in testa fra tutti i Paesi Ue per le presenze estive.

“All’inizio di questo 2020 la stagione si preannunciava molto rosea – ricorda Barbara Lancini, presidente provinciale di Confartigianato Turismo – le nostre strutture avevano i planning pieni, il lavoro di questi anni stava portando i suoi frutti, l’impegno della Fondazione Intour, del Comune, delle nostre associazioni di categoria e di tutti gli operatori faceva essere a buona ragione molto ottimisti. La situazione si preannunciava positiva per noi operatori (B&B, case vacanze, affittacamere ecc.) ma anche per tutti gli altri settori collegati e questo faceva bene all’economia di tutta la città e della provincia.”

Oggi la situazione è profondamente cambiata e Barbara Lancini la riassume con una parola”sconvolgente”.

“Non si tratta neanche più di calcolare percentuali – sospira- perchè le prenotazioni che avevamo sono state cancellate tutte, fino a ottobre e novembre. Alle disdette si aggiungono anche le ulteriori prenotazioni che ci sarebbero state e non arriveranno, non solo per la paura, ma anche perchè le persone, in gran parte, non hanno più soldi da destinare alle vacanze.”

Un primo allarme era stato lanciato proprio da Confartigianato un mese fa, prima degli ulteriori giri di vite, che hanno portato alla chiusura di tutto.

“Dopo quel grido d’allarme alcuni provvedimenti sono stati presi – ricorda Lancini – come la moratoria sui mutui e sui finanziamenti, ci sono state anche alcune misure d’aiuto, che speriamo vengano incrementate. Certo sono misure tampone, non coprono le necessità, ma- soggiunge – noi vogliamo pensare che riusciremo a riprendere la nostra attività.”

E così, con l’orecchio costantemente appeso alle notizie che documentano la situazione in Toscana, in Italia e nel resto del mondo, gli operatori pensano al “dopo”, a quando si potrà cominciare a riprendere il lavoro. Ma la domanda è “Come?”.

“Chiediamo – dice Lancini- e lo facciamo fin da ora affinché sia scongiurato il pericolo di essere lasciati soli , di avere informazioni certe e mezzi per comportarci in maniera sicura. Le nostre strutture hanno caratteristiche peculiari, l’ospitalità viene spesso offerta in camere che sono all’interno delle nostre case di abitazione, il calore umano è sempre stato uno dei nostri principali connotati. Come faremo a garantire la sicurezza di tutti quando potremo ricominciare l’attività? Potremo dare ancora la colazione? Come dovremo fare? Quali saranno le misure di sanificazione?

I dubbi sono tanti, l’impatto economico è fortissimo e anche quello emotivo – conclude Lancini – non è da meno, ci siamo visti azzerare tutti i sacrifici e gli sforzi fatti negli ultimi anni. Ma vogliamo pensare al dopo e per questo poniamo le nostre domande, per farci trovare pronti quando si potrà ricominciare.”

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