Mar. Giu 15th, 2021

Città di Castello, secondo comune in Umbria dopo Assisi, che dirà “stop allo scandalo delle bombe nello Yemen”

Venerdì scorso 26 aprile , grazie alla sensibilità dell’associazione “Ospedale da Campo”, con l’introduzione dalla dott.ssa Marcella Monicchi, alla presenza del vescovo e del rappresentante del Comune di Assisi Carlo Migliosi, è stato presentato l’ordine del giorno, presto in discussione nel massimo consesso cittadino.
“Assisi da sempre città della pace, ha nel suo Dna quello che l’articolo 11 della costituzione recita, e cioè il ripudio della guerra”, – ha introdotto Migliosi, rappresentante del comune di San Francesco.
“Condivido in termini molto chiari e molto netti, – ha esortato il Vescovo Mons. Domenico Cancian – l’ordine del giorno illustrato; la pace si fa innanzi tutto togliendo le armi, in modo da costringere gli uomini a cercare le soluzione ragionevoli in altro modo, a partire dal confronto e il dialogo. E anche il riferimento evangelico che non può mancare ci dice di rimettere la spada al suo posto perché tutti coloro che utilizzeranno la spada di spada moriranno”. “La storia stessa ce lo ricorda, chi usa la guerra, quasi sempre è condannato a subire la guerra”. L’arma più potente è l’amore, e non l’odio, ha proseguito il Vescovo, non è la vendetta, ma è il perdono attraverso la riconciliazione”.
E’ stata un’occasione per riflettere sul bisogno di pace nel mondo e soprattutto per rafforzare l’appello sul disarmo. Questa voce che è partita da Assisi, fatta propria dall’Anci nazionale, che vede l’adesione di molti comuni in Italia, è stata presentata da numerosi consiglieri di Città di Castello, con cui si chiede di bloccare la fabbricazione delle armi in Italia, armi che seminano morti innocenti nei tanti paesi in guerra, che uccidono bambini “il cui grido sale al cospetto di Dio” come ha detto Papa Francesco nell’Angelus del 3 febbraio scorso.
In sostanza questo atto è un invito a tutti gli 8mila Comuni italiani affinché dai territori si alzi forte l’appello a fermare insieme l’invio delle bombe costruite in Italia nei paesi in guerra.
Con profonda commozione è stata ricordata la storia di Amal, bambina di 7 anni fortemente denutrita a causa delle condizioni in cui versa lo Yemen, che dopo tre anni e mezzo di guerra, e morta perché i genitori non avevano la benzina sufficiente per poterla portare all’ospedale più vicino di Medici Senza Frontiere.
Una bambina simbolo di una guerra dimenticata e di cui si dimentica spesso che vengono usate bombe prodotte sul suolo italiano, in Sardegna. Una tragedia immane che si appella alle coscienze dei singoli per far terminare questo massacro e mette alla prova il nostro fondamento costituzionale, le leggi dello Stato e della nostra costituzione.
“Le leggi ci sono e vanno applicate”, – hanno sostenuto gli interventi dei numerosi consiglieri comunali presenti – “La legge 185 del 1990, voluta fortemente al tempo dai cittadini e che si radica nell’articolo 11 della Carta, prevede che le autorizzazioni all’esportazioni devono essere revocate quando vengono a mancare le condizioni prescritte per il rilascio delle stesse. Questo è il caso dell’Arabia Saudita, dove secondo gli esperti inviati dall’ONU ci sono stati ripetute violazioni del diritto internazionale umanitario durante il conflitto in Yemen”.
Anche il nostro comune, sulla scia di quanto proposto dalla “Città della Pace” non poteva rimanere in silenzio di fronte a questa situazione disumana e, con questo atto, impegna il sindaco a togliere il pesante velo di indifferenza che ricopre la tragedia yemenita ed esorta a tutti i comuni d’Italia a fare altrettanto.
“Se un solo comune chiederà di fermare quelle bombe non succederà nulla” è stato dichiarato nella presentazione dell’ordine del giorno. Invece se l’impegno sarà di molti, di tutti i comuni, approvando mozioni di questo tipo, sarà l’Italia intera a chiederlo e il Governo non potrà ignorare questa richiesta. Noi come capofila, chiederemo agli altri comuni del comprensorio di adottare la stessa iniziativa, e per quelli che vanno al voto, di inserirla nei loro programmi per la campagna elettorale.

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